Vignaioli
Non siamo gente da grandi discorsi
Facciamo vino a Quartu Sant’Elena, dove le colline scendono verso il Golfo degli Angeli e alle spalle si alza il Parco dei Sette Fratelli. È terra vecchia di vigna: qui si coltiva la vite da prima che qualcuno pensasse a contarne le generazioni.
A un certo punto abbiamo fatto una scelta che, a rigor di mercato, non stava in piedi. Mentre tutt’intorno si espiantava, filare dopo filare, per voltare pagina, noi siamo andati nella direzione opposta. Siamo tornati a cercare le viti vecchie, quelle che nessuno voleva più: ne abbiamo recuperato le marze, le abbiamo fatte certificare e le abbiamo rimesse a dimora. Viti nuove, sangue antico.
Sono circa nove ettari di superficie vitata, e li lavoriamo a mano, uno per uno. Non è nostalgia. Su quelle marze c’era una vite del posto ormai scomparsa dai terreni intorno a noi, una tradizione che il mercato aveva smesso di ritenere conveniente. Riportarla in vita non è stato un vezzo. Era il punto.
Continuiamo così, contro ogni logica di mercato.
E lo rifaremmo.
Gli autoctoni li vinifichiamo in purezza, senza tagli e senza scorciatoie: l’unica cosa che ci interessa far arrivare nel bicchiere è il vitigno.
La scelta del territorio
La città sul Golfo degli Angeli
Quartu Sant’Elena è la terza città della Sardegna. Non è un nome che apre porte nelle guide del vino — anche se la storia dice altro – ma il suolo argilloso, le notti fresche e il Maestrale che asciuga i grappoli senza pietà producono un’uva che non ha bisogno di spiegazioni: concentrata, acida il giusto, con una mineralità che viene dalla roccia e non dalla barrique.
Alle spalle, il Parco dei Sette Fratelli — 68.000 ettari di macchia mediterranea integra, leccio, corbezzolo, granito antico. Davanti, il Golfo degli Angeli e la brezza pomeridiana che sale dal mare. In mezzo, i filari.