Barbera Sarda
Persino il vitigno non è mai stato "corretto"
Il nome è un equivoco che dura da oltre un secolo.
Nel 1889 l’enologo Sante Cettolini gira le campagne del Campidano, schedando ogni vite che incontra. Ne trova una che i contadini chiamano in modi diversi da paese a paese — Bovaleddu, Bovali mannu, Nera di Escalaplano — e la registra come Barbera Sarda, per una somiglianza nella foglia e nell’acidità con l’omonima piemontese. Parentela genetica: nessuna. Mai stata.
Il nome resta. Il riconoscimento no.
Per quasi cent’anni la Barbera Sarda lavora senza firma: dà corpo al Monica, colore al Cannonau, struttura a blend che in etichetta portano altri nomi. Solo nel 1971 entra nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite — senza una denominazione propria, senza un territorio che la rivendichi.
Noi la vinifichiamo in purezza. Non per correggere la storia, né il nome. Solo per lasciarla, finalmente, parlare da sola.
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